1. Il prompt non è una formula magica
Un prompt efficace riduce l’ambiguità. Non rende il modello infallibile, ma gli fornisce abbastanza contesto per produrre un risultato più utile.
Generico: “Spiegami San Francesco.”
Più utile: “Agisci come supporto alla progettazione didattica. Suggerisci una breve attività per una classe quarta primaria su San Francesco, con linguaggio semplice, un momento narrativo, due domande di comprensione e un collegamento al tema della pace. Il docente valuterà e adatterà la proposta.”
2. Conversare, non indovinare al primo colpo
Il primo output è una bozza. Un uso maturo dell’IA è iterativo: chiedere modifiche, indicare cosa non funziona, fornire esempi, cambiare il livello di difficoltà e confrontare versioni.
Definisci obiettivo e destinatario.
Individua errori, genericità e parti poco adatte.
Chiedi modifiche precise, non “rendilo migliore”.
Controlla fatti, citazioni, fonti e adeguatezza didattica.
3. Allucinazioni e falsa sicurezza
I modelli possono inventare riferimenti, attribuire frasi alla persona sbagliata o riempire un vuoto con dettagli plausibili. Questo avviene perché la generazione mira alla coerenza dell’output, non alla verità in senso umano.
4. Quando serve una fonte, chiedi una fonte
Per preparare materiali informativi è utile distinguere tre attività: generare idee, cercare informazioni e verificare una fonte. Strumenti diversi possono svolgere una o più di queste funzioni.
5. Prompt e dati personali
Non inserire mai nei chatbot o negli strumenti di IA generativa nomi, diagnosi, PEI/PDP, profili individuali, relazioni, fotografie, registrazioni, elaborati identificabili o altri documenti riservati degli alunni. Se ti serve un supporto didattico, descrivi un caso fittizio o una situazione realmente anonima, senza dettagli che permettano di risalire alla persona.
Un prompt più lungo è sempre migliore?
No. Deve essere sufficientemente specifico, ma anche chiaro e pertinente.
Se un’IA cita una fonte, la fonte esiste sicuramente?
No. Va verificata direttamente.